All’inizio degli anni Duemila, quando la TV era piena di serie pronte a sparire nel nulla, il reboot di Flash Gordon targato SyFy (2007) passò quasi inosservato. Eppure, rivisto oggi, quel presunto flop rivela qualità sorprendenti per chi ama la fantascienza e le space opera.

Il mito di Flash Gordon, nato nel 1934 e rielaborato infinite volte tra fumetti, cinema e il cult degli anni ’80, avrebbe richiesto un rilancio energico. SyFy tentò un aggiornamento moderno, mescolando intrighi politici, drammi personali e avventura spaziale. Ma il debutto fu accidentato: il pilot, gli effetti speciali limitati e la scelta di restare troppo a lungo sulla Terra soffocavano lo spirito epico del personaggio.

Eric Johnson interpreta un Flash segnato dalla scomparsa del padre, ancora in cerca del suo posto nell’universo. L’incontro con Mongo, con il tirannico Ming, la principessa Aura, Dale e l’enigmatica Baylin, avrebbe dovuto aprire le porte al vero cuore dell’opera. Invece, la serie si perde per troppo tempo in drammi quotidiani e triangoli sentimentali, rallentando ciò che i fan desideravano: l’avventura stellare.

Il cambio di rotta arriva a metà stagione. Con episodi come “Alliances” e “Revelations”, impreziositi dalla presenza di Sam J. Jones, lo show abbraccia finalmente la sua identità. Mongo si espande in un mosaico di fazioni, conflitti politici e creature aliene; il ritmo accelera; i personaggi acquisiscono complessità. Flash diventa l’eroe interplanetario che aveva sempre dovuto essere.

La serie cresce anche grazie al cast secondario: Aura si emancipa dal ruolo di semplice interesse amoroso, Baylin mostra una sorprendente profondità, Dale assume una posizione centrale, mentre Ming emerge come un antagonista crudele ma coerente, lontano dal cliché dei fumetti.

Quando però la serie inizia davvero a funzionare, il pubblico l’ha già abbandonata. La cancellazione dopo una sola stagione interrompe un miglioramento evidente, lasciando intravedere ciò che Flash Gordon avrebbe potuto diventare.

Riscoprirla oggi significa trovare un piccolo gioiello pulp, imperfetto ma appassionante, che dopo un avvio esitante regala un’autentica space opera piena di azione, idee e personaggi memorabili. Una serie che merita una seconda chance.

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