Prima di diventare Jim Hopper in Stranger Things, David Harbour aveva costruito una carriera solida ma relativamente “silenziosa”: Broadway con titoli come Who’s Afraid of Virginia Woolf e The Coast of Utopia, ruoli secondari in film come Quantum of Solace e The Equalizer, e apparizioni in serie TV come Pan Am e The Newsroom. “Mi piaceva essere il numero sette nel cast di un film d’azione con Denzel Washington, e allo stesso tempo il protagonista in un teatro del Public Theater a New York. Era una vita fantastica, piccola ma piena,” racconta Harbour.
Tutto cambia a 41 anni, quando viene scelto come capo della polizia di Hawkins, Indiana, nell’ormai iconico Stranger Things. La serie diventa un fenomeno globale immediato su Netflix e lo porta al ruolo da protagonista, accanto a Winona Ryder, in uno show dominato da giovani. La fama e le opportunità arrivano rapidamente: dal reboot di Hellboy nel 2019, al ruolo di Babbo Natale in Violent Night (2022), fino al Red Guardian nel MCU (Black Widow, Thunderbolts, Avengers: Doomsday).
Harbour riflette sull’impatto della serie: “Mi ha dato una fan base e una visibilità che prima non avevo. Ha aperto porte enormi nella mia carriera, ma la mia intenzione di raccontare storie belle e strane è sempre la stessa, prima e dopo Stranger Things.” Il segreto del successo della serie? Secondo lui, “Gli spettatori si identificano con almeno un personaggio, è una storia di outsider che combattono. E poi ci sono archetipi cinematografici universali — Hopper è un po’ Han Solo, un po’ Indiana Jones, un po’ Gandalf — che vengono reinventati.”
Il rapporto con i Duffer brothers è evoluto col tempo: all’inizio erano inesperti e lasciavano spazio alla libertà degli attori; oggi la regia è più precisa, ma Harbour ha sempre avuto voce sulla direzione del suo personaggio. Hopper è cambiato stagione dopo stagione: da uomo duro e scrappy a padre protettivo, poi detective in stile anni ’80, fino a guerriero rinato. Harbour apprezza la collaborazione, ma sente la differenza tra la libertà della prima stagione e le pressioni dell’ultima.
“Si guadagna molto, ma si perde qualcosa,” riflette. “La prima stagione era tutta libertà, nessuna aspettativa; ora l’audience è enorme, bisogna mantenere certe morbidezze. Eppure, adoro avere l’attenzione del pubblico più vasto possibile e riuscire a muovere le persone con quello che fai.”
Dal 2024, dopo l’ultimo capitolo di Stranger Things, Harbour ha già girato la dark comedy DTF St. Louis con Jason Bateman e Linda Cardellini, e il sequel di Violent Night, entrambi previsti per il 2026.






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