Con Dragon Ball Super: Super Hero la saga di Akira Toriyama compie un salto che nessuno si aspettava. Non è un film incentrato esclusivamente su Goku e Vegeta, né sull’ennesima escalation di potenza cosmica: questa volta il cuore della storia batte nelle mani di un personaggio storico, amato ma troppo spesso relegato a comprimario. Sto parlando di Piccolo, il vero protagonista di questo lungometraggio, il guerriero che dimostra quanto lo spirito della serie sia ancora vivo e pronto a reinventarsi.

Per decenni Piccolo è stato il “mentore silenzioso”, il combattente che forma Gohan, che osserva, che consiglia, che si sacrifica. Eppure raramente gli è stato concesso un ruolo centrale. Super Hero ribalta questa tendenza, facendolo diventare il perno narrativo. La Red Ribbon Army rialza la testa con nuove bio-creazioni e, mentre i Saiyan più potenti sono lontani, è proprio Piccolo a raccogliere la sfida. Non lo fa solo con la forza, ma soprattutto con l’astuzia, l’intelligenza e un senso di responsabilità paterna verso Pan e verso la nuova generazione di guerrieri.

Uno dei momenti più sorprendenti del film è la richiesta di Piccolo alle Sfere del Drago. Da sempre, Shenlong è visto come un mezzo per risolvere problemi logistici o riportare in vita i caduti. Ma in questo caso il legame assume un sapore inedito. Piccolo non chiede per sé gloria o immortalità, bensì un potere che gli permetta di difendere gli altri. È un gesto che esprime la sua essenza: non un conquistatore, ma un guardiano.

E Shenlong, quasi commosso dalla nobiltà della richiesta, va oltre. Non solo concede il potenziamento richiesto, ma aggiunge un “bonus”, come se anche il drago divino riconoscesse in Piccolo un guerriero degno di qualcosa di speciale. È un dettaglio che colpisce: per la prima volta percepiamo Shenlong non solo come entità meccanica, ma come presenza che interagisce con la moralità di chi lo invoca.

La nuova forma ottenuta da Piccolo non è solo un’esplosione cromatica: è il simbolo di una crescita personale. Dopo anni trascorsi nell’ombra dei Saiyan, eccolo finalmente dotato di un potere che gli permette di guardare Goku e Vegeta non con invidia, ma con fierezza e dignità. La sua trasformazione è l’immagine stessa della sua maturazione: da ex nemico a maestro, da maestro a protettore, da protettore a vero eroe.

Il dialogo implicito tra Piccolo e Shenlong è il cuore spirituale del film. Da oggi, quando penseremo alle Sfere, non vedremo più soltanto un deus ex machina narrativo, ma anche la possibilità di un riconoscimento morale. Shenlong non è più un semplice strumento: è un testimone. E Piccolo, con la sua richiesta altruista, segna un punto di svolta nel modo in cui Dragon Ball stesso concepisce il potere e la sua legittimità.

Se Goku e Vegeta sono spesso l’incarnazione della forza bruta e della sfida all’infinito, Piccolo è la memoria, la saggezza, il coraggio silenzioso. Dragon Ball Super: Super Hero restituisce finalmente al personaggio l’importanza che merita, mostrandoci come anche un guerriero che non insegue l’ultra potenza possa diventare il vero eroe di una saga che, da oltre trent’anni, continua ad appassionare generazioni.

In sintesi, Dragon Ball Super: Super Hero non è solo il film di Gamma 1, Gamma 2 o del ritorno della Red Ribbon. È il film in cui Piccolo, insieme al rispetto di Shenlong, ottiene finalmente ciò che gli spettava da tempo: il ruolo di protagonista assoluto e custode dell’eredità di Dragon Ball.

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