Quando Halfbrick Studios lanciò Jetpack Joyride nel 2011, pochi avrebbero scommesso che sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice applicazione mobile per passare il tempo. E invece, oggi, è uno dei simboli di un’epoca in cui il gaming su smartphone stava appena sbocciando, ma già cominciava a plasmare gusti, modalità di fruizione e attese da parte dei giocatori. Rivisitare Jetpack Joyride oggi significa non solo tornare a giocare, ma recuperare quell’entusiasmo genuino che molti hanno provato nei primi anni ’10.

Uno dei punti di forza più evidenti del titolo è la sua immediata accessibilità: fin dal primo istante, si è catapultati in una corsa senza freni con jetpack, laser, ostacoli, monete da raccogliere, power-up da sfruttare. La semplicità dei comandi è compensata da una difficoltà che cresce, da ostacoli imprevedibili, dal mix fra gestione del rischio e rapidità di riflessi. Nessun tutorial lungo, nessuna complessità inutile: si vola, si schiva, si prova a battere il miglior punteggio. Questo crea una scarica di adrenalina immediata. È facile capire perché tante recensioni lo lodino per essere “terribilmente avvincente e appagante”.

Anche la varietà dei contenuti—jetpack diversi, costumi, veicoli, missioni secondarie—aggiunge quel pizzico di novità ogni volta che si rientra nel gioco. È il tipo di gioco che non pretende di reinventare la ruota ogni mese, ma sa offrire piccole sorprese costanti che mantengono viva la voglia di rigiocarlo.

Ma Jetpack Joyride non è solo un prodotto di divertimento continuo: è diventato anche un punto di riferimento nostalgico. Per molti è stato uno dei primi giochi scaricati su smartphone, parte di quell’onda in cui “giocare mobile” significava qualcosa di nuovo, forse anche di un po’ proibitivo viste le limitazioni hardware dell’epoca. È un ricordo di attese, di momenti rubati tra un impegno e l’altro, di competizione con amici per il record più alto.

Le recensioni moderne lo confermano: giocatori che tornano dopo anni lo descrivono spesso come “uno dei migliori giochi mobile di sempre”, “cult”, qualcosa che non annoia mai anche se le sue meccaniche sono cambiate poco.  

Inoltre, aggiornamenti recenti e crossover—ad esempio con Masters of the Universe—aggiungono quel sapore retrò/anni ’80-’90 che amplifica la nostalgia: costumi leggendari, veicoli dal design iconico, riferimenti che parlano non solo al gameplay ma alla cultura pop che molti di noi hanno vissuto da ragazzi.  

Naturalmente, non tutto è perfetto. In un’era in cui i giochi mobile sono diventati estremamente complessi, con grafica ultra definita, modalità multiplayer robuste, storie, microtransazioni sempre più invasive, Jetpack Joyride può sembrare semplice in senso stretto, quasi minimalista. Per qualcuno è proprio questo il suo fascino; per altri, può risultare che manchi quel “quid” moderno che ha senso per il mercato attuale.

Un altro punto è che la nostalgia può giocare qualche scherzo: ricordiamo con affetto la fluidità, l’impatto visivo, la sorpresa delle prime volte, ma l’effetto sorpresa diminuisce dopo un po’. Ciò detto, il gioco è ben progettato per continuare a presentare sfide e motivi per restare coinvolti.

Jetpack Joyride è uno di quei giochi che riescono a trasmettere entusiasmo puro: ogni volo col jetpack, ogni ostacolo evitato, ogni potenziamento guadagnato è una piccola carica di gioia. Ma la vera magia sta nel fatto che quell’entusiasmo è permeato di nostalgia: per i tempi passati, per le prime esperienze di gaming mobile, per le attese, gli errori, il senso di scoperta.

Se siete tra quelli che lo hanno giocato dieci, quindici anni fa, probabilmente ritroverete molto più di un gioco: una memoria affettiva. Se invece scoprite Jetpack Joyride oggi, oltre al gameplay collaudato, troverete la soddisfazione semplice e diretta di un titolo che sa ancora far volare l’anima, non solo il protagonista.

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