L’Abruzzo è una terra che vive di contrasti: montagne aspre e mare limpido, borghi arroccati e vallate silenziose, pastori e marinai. In questo mosaico di identità, c’è un piatto che più di ogni altro ha saputo diventare simbolo di convivialità e appartenenza: gli arrosticini, piccoli spiedini di carne ovina cotti alla brace. Non si tratta soltanto di cibo, ma di un vero e proprio rito popolare, intrecciato con leggende pastorali, usanze familiari e orgoglio regionale.
Gli arrosticini nascono nel cuore della cultura pastorale abruzzese, un mondo fatto di transumanza e vita spartana. I pastori, durante i lunghi spostamenti dalle montagne agli altipiani o verso il Tavoliere pugliese, erano costretti a inventarsi piatti semplici, nutrienti e facili da preparare.
Si racconta che siano stati proprio loro i primi a tagliare a cubetti la carne delle pecore più vecchie – troppo dure per essere cucinate in altro modo – e a infilarli su piccoli stecchi di legno ricavati dai rami di salice o canna. Bastava un fuoco acceso e una griglia improvvisata con qualche pietra per dare vita a un pasto che scaldava corpo e spirito.
Con il tempo, gli arrosticini hanno trovato il loro strumento più iconico: la canaletta, una lunga griglia stretta e rettangolare, chiamata anche “furnacella”. Progettata per ospitare tanti spiedini in fila, consente di cuocerli rapidamente senza disperdere il calore della brace.
Attorno a questa canaletta si sviluppa un piccolo rituale comunitario: chi gira gli arrosticini è spesso al centro della compagnia, quasi un maestro di cerimonie che detta tempi e sapori. Il gesto di voltare, ungere con un rametto di rosmarino intinto nell’olio e attendere che la carne prenda la giusta brunitura ha qualcosa di ipnotico, come se fosse una danza che celebra la convivialità.
Gli arrosticini hanno sempre avuto un’aura popolare, ma non priva di orgoglio identitario. In Abruzzo non sono semplicemente un piatto: sono un simbolo di appartenenza. Nelle feste patronali, nelle sagre di paese o nelle riunioni familiari, l’arrivo degli arrosticini segna il momento della gioia e della condivisione.
C’è un detto locale che recita: “Chi non mangia arrosticini, non è d’Abruzzo”. È un’esagerazione scherzosa, ma rende bene l’idea di quanto questo cibo sia radicato nell’immaginario collettivo.
In alcune zone, si tramanda la credenza che gli arrosticini fossero un cibo di “fratellanza pastorale”: condividere lo stesso fuoco e lo stesso spiedino significava stringere un legame di amicizia indissolubile.
Oggi gli arrosticini hanno oltrepassato i confini regionali, diventando un piatto conosciuto e apprezzato in tutta Italia e persino all’estero. Nonostante la diffusione, però, il loro cuore resta in Abruzzo, dove la ritualità che li accompagna non ha perso nulla del suo fascino originario. Per chiunque li abbia gustati direttamente sotto un pergolato d’estate o durante una sagra di paese, è chiaro che il sapore non nasce soltanto dalla carne ben cotta e dal fumo della brace, ma dall’atmosfera che circonda quel momento.
Ci sono piccole regole non scritte che continuano a dare identità a questo cibo: gli arrosticini non si ordinano in pochi pezzi, ma si consumano in quantità generose, quasi a sottolineare la dimensione conviviale che li caratterizza. Non si mangiano con coltello e forchetta, ma con le mani, tirando via la carne dallo spiedino con un gesto semplice e diretto che diventa parte integrante del piacere stesso. A completare l’esperienza, non mancano mai il pane casereccio e un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo, perché questo connubio esprime al meglio la natura popolare e genuina della tradizione.
In questo modo, anche nella modernità, gli arrosticini rimangono fedeli alla loro origine: un piatto che unisce, che invita alla condivisione e che trasforma un semplice pasto in un rito collettivo.
Gli arrosticini sono molto più di una specialità gastronomica: sono il manifesto di un Abruzzo autentico, legato alla sua storia di pastori e montagne, ma capace di trasformare una pratica umile in un rito di festa. Attorno a una canaletta ardente, generazioni di abruzzesi e non solo hanno imparato che il vero sapore del cibo sta nella condivisione.
Per questo, quando il fumo della brace si alza in cielo e la carne scoppietta, si rinnova ogni volta un antico rito collettivo, che fa degli arrosticini non soltanto un piatto, ma un pezzo vivo di folklore.






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