Il legame tra Hirohiko Araki, autore del celebre manga Le Bizzarre Avventure di JoJo, e la musica è profondo, multiforme e assolutamente centrale per comprendere la sua opera. Non si tratta solo di una questione estetica o di citazioni sporadiche, ma di una vera e propria sinestesia tra due arti: la narrazione visiva e il sound. Dalle pagine del manga agli episodi dell’anime, la musica diventa protagonista, specchio dell’anima dei personaggi, strumento simbolico e dichiarazione di poetica.
Sin dagli esordi, Araki ha lasciato trasparire una passione sconfinata per la musica occidentale, in particolare il rock e il pop. I nomi dei personaggi sono l’elemento più evidente: Robert E. O. Speedwagon (REO Speedwagon), Dio Brando (Ronnie James Dio e Marlon Brando), Vanilla Ice (rapper americano), Iggy (Iggy Pop), e via dicendo. Interi clan, come gli antagonisti di Vento Aureo, hanno nomi che derivano da artisti e band musicali: Aerosmith, Sex Pistols, Clash, Notorious B.I.G., King Crimson.
Queste citazioni non sono semplici omaggi o easter egg: sono segnali identitari. I personaggi portano sulle spalle la storia musicale del Novecento, e spesso incarnano lo spirito dell’artista o della band da cui prendono il nome. Ad esempio, Dio Brando non è solo un vampiro megalomane, ma incarna l’oscurità teatrale dell’heavy metal. Josuke Higashikata è un teppista dal cuore buono, con un’acconciatura alla pompadour che richiama gli idol anni ‘50, e la sua Stand Crazy Diamond evoca l’omonima canzone dei Pink Floyd, con un potere di guarigione che richiama l’ispirazione lirica della band verso la malinconia e la speranza.
Araki ha sempre dichiarato che la musica è parte integrante del suo processo creativo. In varie interviste ha raccontato di ascoltare specifici album o artisti durante la creazione di un arco narrativo. La musica non è solo un’ispirazione estetica, ma agisce come carburante emotivo per i suoi personaggi.
Nel manga, la musica si manifesta anche attraverso un’estetica riconoscibile e fuori dagli schemi. I personaggi sono spesso vestiti come rockstar, con abiti eccentrici, colori sgargianti e pose che richiamano copertine di dischi o iconografia musicale. Questo stile esagerato e teatrale rende JoJo una delle opere più riconoscibili nel panorama fumettistico.
Non è un caso se le pose di JoJo sono entrate nella cultura pop: molte sono direttamente ispirate a fotografie di modelli, copertine di album o performance dal vivo di cantanti famosi. Araki, che è appassionato anche di moda, ha unito la musicalità del corpo con la staticità del disegno, creando una coreografia immobile che trasmette ritmo e dinamismo. Anche l’onomatopea visiva (DORARARA, MUDA MUDA MUDA) ha un impatto musicale, simile a un riff ripetuto.
Il passaggio da manga ad anime ha dato alla musica in JoJo una nuova dimensione: quella reale e uditiva. Gli adattamenti anime prodotti da David Production a partire dal 2012 hanno mantenuto e potenziato il legame con la musica. Ogni stagione è arricchita da sigle di apertura e chiusura che sono veri e propri statement musicali.
Le sigle d’apertura sono quasi sempre brani originali, ma composti con una cura che ne fa dei piccoli inni all’estetica dell’arco narrativo. “Bloody Stream”, opening di Battle Tendency, mescola jazz-funk e sonorità sensuali per esprimere l’energia travolgente di Joseph Joestar. “Great Days”, di Diamond is Unbreakable, è una ballata pop psichedelica che parla di amicizia e speranza in una cittadina immaginaria.
La scelta degli interpreti è sempre calzante: voci potenti, a volte teatrali, che richiamano la drammaticità della serie. La costruzione dei video è sinestetica, con colori, luci e animazioni che seguono il ritmo della musica come in un videoclip.
È proprio con le sigle di chiusura che l’anime di JoJo rompe davvero gli schemi e si distingue nel panorama dell’animazione giapponese. A differenza della maggior parte delle serie, che optano per brani J-pop o composizioni originali, JoJo’s Bizarre Adventure utilizza canzoni pop e rock occidentali già famose, integrandole con grande coerenza tematica ed emotiva. Ogni arco narrativo si chiude su note musicali che raccontano qualcosa in più rispetto alle immagini, ampliando il senso della narrazione con un tocco quasi poetico.
Tutto ha inizio con “Roundabout” degli Yes, utilizzata come ending per l’arco Phantom Blood. Questo brano progressive degli anni ’70 è diventato virale per il suo inserimento sempre puntuale nei momenti di climax, chiudendo l’episodio con un crescendo emotivo che sfuma con l’iconico riff acustico iniziale. Il contrasto tra l’intensità dell’azione e la dolcezza onirica della musica rende ogni finale una scena memorabile. L’effetto, quasi ipnotico, ha conquistato immediatamente il pubblico e ha reso il brano un simbolo stesso della serie.
Negli archi successivi, le scelte musicali restano altrettanto significative. Stardust Crusaders, ambientato in gran parte in Egitto, si chiude con “Walk Like an Egyptian” delle Bangles, una hit anni ’80 perfetta per rievocare l’esotismo del viaggio e la sua ambientazione. Diamond is Unbreakable, con il suo tono più quotidiano e introspettivo, utilizza “I Want You” dei Savage Garden, una ballata romantica che riflette i turbamenti interiori dei personaggi. Per Vento Aureo, ambientato nell’Italia criminale e decadente, viene scelta “Freek’n You” dei Jodeci, un brano R&B sensuale e oscuro, in perfetta sintonia con l’ambiguità morale della narrazione.
Infine, l’arco di Stone Ocean si conclude con “Distant Dreamer” di Duffy, una canzone malinconica che parla di sogni lontani e della forza interiore necessaria per continuare a sperare, anche quando tutto sembra perduto. La voce soffusa della cantante inglese accompagna il finale con una dolcezza tragica che sottolinea il destino dei protagonisti. In ciascun caso, il testo e l’atmosfera del brano selezionato sono perfettamente allineati con i temi centrali della stagione, rendendo le ending molto più che semplici canzoni: diventano dichiarazioni d’intenti, epiloghi musicali carichi di significato.
Uno degli aspetti più affascinanti e distintivi dell’universo di JoJo è la presenza degli Stand, entità soprannaturali che incarnano il potere spirituale dei personaggi. A partire dalla terza parte della serie, gli Stand diventano il vero motore narrativo, e il loro legame con la musica si intensifica in modo sempre più evidente. Araki, fedele al suo amore per la cultura musicale occidentale, inizia a battezzare molti Stand con nomi presi da canzoni, album o gruppi, trasformando la musica in un linguaggio simbolico interno alla storia.
Le Stand non portano semplicemente un nome musicale: ne riflettono anche l’essenza. Una Stand chiamata Killer Queen, ad esempio, è tanto elegante quanto letale, proprio come il celebre brano dei Queen da cui prende il nome. La sua estetica raffinata e i poteri esplosivi richiamano il contrasto tra la melodia orecchiabile della canzone e il suo contenuto minaccioso. Sticky Fingers, lo Stand di Bruno Bucciarati, ha il potere di creare cerniere e aprire lo spazio come se fosse una stoffa, un potere bizzarro e creativo che evoca l’iconografia irriverente e sensuale dell’album dei Rolling Stones da cui prende il nome. Nel caso di King Crimson, la complessità dei suoi poteri – capaci di cancellare frammenti di tempo – riflette la musica sperimentale, oscura e disorientante dell’omonima band progressive rock. Il risultato è un personaggio enigmatico e affascinante, proprio come la musica a cui è legato.
L’apice di questa simbiosi tra musica e potere narrativo si raggiunge in Stone Ocean, con lo Stand Made in Heaven, che può accelerare il tempo fino al collasso dell’universo. Il nome è tratto dall’album postumo dei Queen, e come la sua controparte musicale, questo Stand esprime un senso di epica finale, di trascendenza e di rinascita. L’esperienza dell’ascolto si traduce in esperienza visiva: guardando lo Stand in azione, si ha la sensazione di assistere a una sinfonia cosmica, come se il tempo stesso seguisse un ritmo accelerato e ineluttabile.
In ogni caso, il nome musicale non è mai decorativo. È un’indicazione sottile del tipo di energia, atmosfera o spirito che quello Stand incarna. Araki non utilizza la musica come semplice riferimento culturale, ma la trasforma in codice narrativo. Gli Stand musicali diventano così delle vere e proprie sinfonie in movimento, la cui melodia è scritta con colpi, emozioni e visioni oniriche. In JoJo, ogni Stand è un’opera a sé, un piccolo brano in forma di combattente.
Araki ha spesso dichiarato che per lui la musica è legata alla vita stessa. La scelta di canzoni e nomi non è mai retrospettiva, ma guarda al potere eterno della musica come mezzo di espressione, ribellione, consolazione. In JoJo, la musica è ciò che salva: è la memoria dei defunti, la forza per andare avanti, la firma di ogni eroe.
Ogni Joestar combatte con uno stile che sembra un assolo, ogni nemico ha un suo tema musicale interno, ogni lotta ha il ritmo di una canzone ben costruita: crescendo, bridge, climax, finale. La struttura narrativa di JoJo imita quella musicale, fatta di variazioni, riprese e improvvisazioni jazz.
Le Bizzarre Avventure di JoJo non è solo un manga, è un’opera totale dove il linguaggio visivo e quello sonoro si incontrano in un’unica grande sinfonia. Araki ha creato un universo in cui la musica non è un accessorio, ma parte integrante della costruzione narrativa e simbolica. Dalle pagine disegnate alle colonne sonore dell’anime, JoJo è un palcoscenico in cui si muovono personaggi che vibrano di rock, jazz, funk e pop. È una saga che canta l’epica del quotidiano e il groove della sopravvivenza.
JoJo è, in fondo, la più musicale delle storie a fumetti: una serie che non solo si legge e si guarda, ma si ascolta. E come ogni grande canzone, non smette mai di reinventarsi.






Lascia un commento