Il Frico è uno dei piatti più rappresentativi della cucina friulana, in particolare della Carnia. La sua storia affonda le radici in un’epoca in cui nulla veniva sprecato: nasce come ricetta di recupero, per riutilizzare i ritagli di formaggio rimasti dopo la lavorazione nelle malghe. Questi scarti, spesso già stagionati e difficili da mangiare così com’erano, venivano fusi in padella con ingredienti semplici e facilmente reperibili: patate, cipolla, lardo o burro.

Le prime tracce scritte di questa preparazione compaiono in un ricettario del XVII secolo di Maestro Martino da Como (anche se con varianti), ma il Frico “moderno” come lo conosciamo oggi si consolida tra il XIX e il XX secolo, soprattutto in ambito rurale.

Il Frico, col passare del tempo, ha sviluppato due identità distinte, quasi due anime che raccontano aspetti diversi della vita friulana. Da una parte c’è il Frico morbido, tipico delle valli della Carnia: un piatto caldo, ricco e avvolgente, preparato con patate e cipolla, che si scioglie quasi in bocca e che un tempo era il vero protagonista delle lunghe sere d’inverno. Nelle case contadine era un cibo che scaldava il cuore e lo stomaco, servito accanto a una fetta di polenta fumante, spesso come unico pasto della giornata, tanto era sostanzioso.

Dall’altra parte troviamo invece il Frico croccante, più essenziale, nato nelle pianure e diffusosi soprattutto nelle osterie. Qui il formaggio, spesso il Montasio stagionato, viene cotto fino a diventare una cialda dorata e friabile. Questo tipo di Frico era la merenda dei bambini, che lo mangiavano come fosse una leccornia, ma anche il compagno fedele dei contadini durante le pause nei campi, quando serviva qualcosa di veloce e nutriente. Così, mentre il Frico morbido racconta il calore della casa e della famiglia, quello croccante porta con sé l’immagine della convivialità semplice, del lavoro condiviso e dei momenti rubati alla fatica quotidiana.

Il Frico era strettamente legato alla stagionalità. Il momento migliore per prepararlo era subito dopo la lavorazione del latte in malga, quando si potevano usare le parti meno pregiate del formaggio appena prodotto. In alcune zone, il Frico morbido era preparato in grandi quantità in occasione delle feste di fine mietitura o durante la discesa delle mandrie dagli alpeggi a settembre, come segno di abbondanza e gratitudine.

Attorno al Frico non si è tramandata solo la ricetta, ma anche un piccolo universo di racconti e superstizioni che ne hanno arricchito l’immaginario. In alcune valli, ad esempio, si diceva che un giovane in cerca di moglie dovesse dimostrare di saper cucinare un Frico perfetto: se riusciva a girarlo in padella senza romperlo, allora era pronto a prendersi cura di una famiglia. Altrove, invece, il primo morso di Frico assaggiato durante le fiere paesane era considerato un portafortuna per l’anno a venire, soprattutto per chi viveva di raccolti e temeva l’incertezza delle stagioni.

Non mancano neppure le leggende più oscure, come quella di una malga della Carnia dove, secondo i pastori, il Frico non veniva mai bene. Qualunque fosse il cuoco, si bruciava o si sfaldava, come se una mano invisibile lo rovinasse di proposito. La tradizione racconta che fosse opera di una “strìe”, una strega cacciata tempo addietro da un banchetto di malgari e tornata a vendicarsi maledicendo la padella. Così, tra proverbi, prove di abilità e storie di magia popolare, il Frico è diventato più di un piatto: un simbolo che unisce la concretezza della vita contadina con l’incanto del folklore friulano.

Oggi il Frico è un piatto simbolo del Friuli Venezia Giulia, celebrato in sagre e ristoranti, e spesso reinterpretato dagli chef in chiave gourmet.

Ogni anno a San Daniele del Friuli e in molti paesi carnici si tengono gare di “Frico più grande del mondo” o concorsi per il Frico più buono, segno che la tradizione è viva e amata.

Nonostante le rivisitazioni, resta un piatto profondamente identitario, capace di raccontare in un morso la storia di un popolo montanaro, laborioso e legato alla propria terra.

Lascia un commento

In voga