L’evoluzione di YouTube in Italia è una storia lunga quasi quanto quella della piattaforma stessa. Dalla metà degli anni 2000 fino a oggi, YouTube è passato dall’essere una curiosità per appassionati di tecnologia a un’industria a sé stante, capace di influenzare cultura, comunicazione, intrattenimento e perfino politica. L’Italia, pur entrando in scena con un po’ di ritardo rispetto agli Stati Uniti, ha contribuito alla nascita di un ecosistema ricco, variegato e, talvolta, controverso.
YouTube nasce nel 2005 negli Stati Uniti e si diffonde presto anche in Italia, ma i primi anni vedono un utilizzo principalmente amatoriale della piattaforma. In questa fase, i contenuti sono spesso videoclip musicali, spezzoni di programmi televisivi, vlog girati con webcam e video comici casalinghi. Non esiste ancora una “community” vera e propria, ma si possono già notare alcuni nomi destinati a diventare storici.
Tra i pionieri di YouTube Italia troviamo Willwoosh (Guglielmo Scilla), considerato uno dei primi veri youtuber italiani, diventa famoso tra il 2009 e il 2010 con i suoi sketch comici e monologhi sui tipi di persone. Il suo stile ironico e i suoi personaggi originali lo portano rapidamente alla fama anche fuori dalla piattaforma.
ClioMakeUp (Clio Zammatteo), truccatrice professionista, comincia a caricare tutorial di make-up in un periodo in cui il beauty su YouTube è ancora agli inizi. Diventa la prima youtuber italiana a ottenere successo internazionale, aprendo la strada a un intero settore.
Yotobi (Karim Musa): lancia la sua carriera nel 2010 con video-recensioni comiche di film e videogiochi di serie B. Il suo umorismo dissacrante e l’uso creativo del montaggio lo rendono subito un’icona.
Questa fase è dominata dalla sperimentazione: i contenuti non seguono regole precise e non esiste ancora un sistema monetario ufficiale, ma alcuni video diventano virali in modo del tutto organico.
Con l’introduzione della partnership di YouTube e della possibilità di monetizzare i video tramite AdSense, si apre una nuova era: YouTube diventa una potenziale fonte di reddito, e nasce la figura dello youtuber come “professionista”.
In questo periodo emergono creator che definiscono la scena italiana. Favij (Lorenzo Ostuni), il gamer più famoso d’Italia, esplode tra il 2013 e il 2014 con gameplay ironici e uno stile energico. Il suo successo, soprattutto tra i giovanissimi, lo rende una vera e propria star, con milioni di iscritti.
iPantellas, duo comico formato da Daniel e Jacopo, specializzati in parodie, sketch e video musicali virali. Sono tra i primi a portare una comicità seriale e strutturata su YouTube Italia.
CiccioGamer89, tra i pionieri del gaming, specializzato in titoli come Call of Duty e Fortnite. Diventa uno dei volti più riconoscibili della community gaming italiana.
Frank Matano, benché poi passato alla TV e al cinema, inizia su YouTube con scherzi telefonici e video comici. È uno dei primi casi di “transizione” dal web al mainstream.
Durante questi anni, YouTube Italia vive una vera e propria esplosione di pubblico e contenuti: si affermano le collaborazioni, nascono le prime faide online, si formano “scuole” di stile. In parallelo, nascono anche eventi come YouTube NextUp, dedicati allo sviluppo dei creator emergenti, e le prime agenzie di talent.
Dopo il boom generalista, YouTube Italia entra in una fase di segmentazione dei contenuti. Il pubblico si raffina, il numero di creator aumenta esponenzialmente, e ogni settore trova il proprio spazio.
Le principali nicchie che si consolidano sono: il Gaming dove, oltre a Favij e CiccioGamer, emergono St3pNy, Pow3r, Dread, Lyon, MikeShowSha, e molti altri. La categoria diventa un pilastro di YouTube Italia.
Intrattenimento e storytelling con creator come Francesco Sole, Surry, Francesca Mapelli, Klaus, Terenas, cominciano a sperimentare con video narrativi, storie interattive e vlog più personali.
Nasce un vero e proprio filone educativo. Creator come Barbascura X (scienza), Rick DuFer (filosofia), Link4Universe (spazio), Breaking Italy (attualità), Nicolas Baldo (storia), portano contenuti culturali su YouTube con grande successo.
Musica e lifestyle con artisti come FranchinoErCriminale, Matteo Markus Bok, Valerio Mazzei, Martina dell’Ombra e tanti altri creano un mix tra musica, intrattenimento e identità digitali.
In parallelo, crescono i video podcast, i documentari amatoriali, i progetti artistici e le serie animate, come Cartoni Morti.
Questo è anche il periodo in cui esplodono i dissidi interni alla community, con rivalità pubbliche, drammi online, e reazioni spesso spettacolari da parte dei fan. Ma è anche il tempo dell’istituzionalizzazione: molti creator vengono invitati a eventi pubblici, intervistati da giornali, ingaggiati in campagne sociali.
Con l’arrivo degli anni 2020, YouTube Italia diventa ormai un ambiente altamente professionale. Molti creator si dotano di studi, troupe, montatori, sceneggiatori, e le produzioni raggiungono livelli qualitativi da TV.
Negli anni Venti del nuovo millennio, YouTube Italia ha vissuto un’ulteriore trasformazione. L’ingresso in scena di contenuti a lungo formato ha segnato una svolta importante. I video podcast, un tempo ritenuti un genere di nicchia, sono diventati una presenza centrale sulla piattaforma. Progetti come The Borderline, Tintoria e Muschio Selvaggio – quest’ultimo condotto da Fedez insieme a Luis Sal – hanno dimostrato che il pubblico italiano è pronto a seguire conversazioni lunghe, talvolta anche di due o tre ore, purché ricche di contenuti autentici, ospiti interessanti e un tono colloquiale.
Allo stesso tempo, si è assistito a una crescita dell’interesse verso l’informazione e l’approfondimento. YouTuber come Tefuye, Mr. Marra e Vincenzo Ganci hanno cominciato a trattare temi complessi, talvolta delicati, con una cura giornalistica che ha saputo coniugare rigore e accessibilità. I loro video, spesso vere e proprie inchieste, mostrano come la piattaforma possa essere anche un veicolo di educazione civica e riflessione critica.
Tuttavia, il panorama non è diventato omogeneo o esclusivamente “serio”: al contrario, il formato breve ha conosciuto un’esplosione parallela grazie ai cosiddetti Shorts, video verticali ispirati a TikTok e Reels. Molti creator italiani hanno saputo adattarsi a questa nuova esigenza di rapidità, dando vita a contenuti ironici, musicali, informativi o semplicemente virali, tutti costruiti per catturare l’attenzione nei primi tre secondi.
Un altro aspetto centrale è stato l’emergere di contenuti legati all’identità, alla rappresentazione e all’inclusività. Creator come Muriel, Kuro, Chiara Monaci e altri hanno iniziato a raccontare storie personali, affrontando temi come il genere, l’orientamento sessuale, la disabilità o le battaglie contro la discriminazione. In un’epoca in cui la visibilità è fondamentale, questi canali hanno svolto una funzione quasi terapeutica e politica, creando spazi di confronto e comunità.
Accanto a questi volti già noti, sono emersi centinaia di nuovi creator, spesso giovanissimi, provenienti da TikTok, Instagram o Twitch, che hanno trovato su YouTube una nuova casa per esprimersi con maggiore libertà narrativa. La loro creatività ha contribuito a rendere la piattaforma ancora più eclettica, dimostrando che l’evoluzione non è solo questione di formato, ma anche di visione e valori.
Per comprendere appieno la portata dell’evoluzione di YouTube Italia, bisogna considerare come il suo rapporto con i media tradizionali sia cambiato radicalmente nel tempo. Se nei primi anni gli youtuber erano guardati con un misto di condiscendenza e diffidenza dalla televisione e dalla stampa, oggi sono pienamente integrati nel panorama culturale e mediatico del Paese.
Quella che un tempo era considerata una sottocultura, spesso liquidata come un passatempo per adolescenti, è diventata un vero e proprio bacino di talenti da cui attingere. Molti creator sono passati dal monitor del computer al grande schermo o ai palinsesti televisivi. ClioMakeUp ha avuto un proprio programma su Real Time, Willwoosh è diventato attore e scrittore di successo, mentre Favij ha prestato la sua voce a personaggi di film d’animazione internazionali. Anche CiccioGamer è stato coinvolto in iniziative pubbliche e sociali, contribuendo a sensibilizzare il pubblico su temi importanti.
Alcuni youtuber hanno persino rovesciato le dinamiche tradizionali, diventando essi stessi produttori e promotori di contenuti fuori dalla rete. Fedez, per esempio, ha costruito un impero mediatico che non si limita più alla musica ma abbraccia social media, podcast, attivismo, moda e imprenditoria. In questo contesto, YouTube non è più solo una piattaforma di lancio, ma un pilastro centrale nella costruzione della notorietà e dell’influenza culturale di una persona.
Anche le istituzioni, seppure con ritardo, hanno iniziato a capire il potenziale del mezzo. Sempre più spesso vediamo enti pubblici, ONG e partiti politici collaborare con youtuber per campagne informative rivolte soprattutto ai più giovani. In questo modo, la piattaforma è riuscita a colmare il divario tra il linguaggio istituzionale e quello della rete, diventando un ponte tra generazioni.
Nel 2025, YouTube Italia si presenta come un universo maturo, dinamico e straordinariamente variegato. La piattaforma ha smesso di essere solo un luogo dove “si caricano video” per diventare un habitat complesso, popolato da centinaia di figure professionali diverse: dai content creator agli editor, dai social media manager ai produttori indipendenti, dai docenti digitali agli attivisti.
I contenuti si sono evoluti verso due direzioni opposte ma complementari. Da un lato, assistiamo a una sempre maggiore professionalizzazione: molti canali producono video con una qualità pari a quella cinematografica o televisiva, con troupe, sceneggiature, effetti visivi avanzati. Dall’altro, esiste una scena sotterranea – fatta di microcomunità affiatate – dove basta una webcam, una buona idea e una narrazione sincera per attirare un pubblico fedele.
YouTube oggi non è più una piattaforma generalista, ma un arcipelago di nicchie interconnesse. C’è spazio per chi parla di economia e attualità, per chi racconta storie vere, per chi costruisce giocattoli o suona strumenti antichi, per chi fa tutorial di ricamo, per chi racconta la propria transizione di genere o il proprio viaggio spirituale. Tutto convive, tutto trova un suo pubblico.
Le sfide, naturalmente, non mancano. L’algoritmo è diventato più esigente, spingendo i creator a una produzione costante e alla ricerca continua di engagement. Molti affrontano momenti di burnout, crisi creative o ansia da prestazione. Il tema del benessere mentale è oggi più che mai al centro del dibattito tra i professionisti del settore. Inoltre, la monetizzazione tramite pubblicità non è più sufficiente a garantire la sostenibilità economica, portando molti youtuber a diversificare con Patreon, merchandising, corsi online o sponsorizzazioni.
Infine, il confine tra libertà espressiva e regolamentazione è sempre più sottile. Le policy di YouTube si sono fatte più rigide nel tentativo di contrastare fake news e contenuti d’odio, ma questo ha anche sollevato preoccupazioni riguardo alla censura e alla creatività. Il dibattito resta aperto, e ogni creator oggi è chiamato non solo a creare, ma anche a riflettere sul proprio ruolo nel panorama mediatico.
YouTube Italia, insomma, non è più una semplice piattaforma: è uno specchio della società in cui viviamo, con le sue contraddizioni, le sue aspirazioni, le sue infinite possibilità narrative.
Ripercorrere la storia di YouTube Italia significa attraversare quasi due decenni di trasformazioni culturali, tecniche e generazionali. Dai primi video girati con webcam sgranate fino alla produzione professionale di oggi, la piattaforma ha raccolto e amplificato voci diversissime, diventando uno dei principali laboratori della contemporaneità. Eppure, dentro questo mare vastissimo, c’è un nome che ancora oggi si impone come punto di riferimento: Yotobi.
Karim Musa, meglio conosciuto come Yotobi, non è stato semplicemente uno dei primi. È stato il primo a capire davvero il linguaggio di YouTube, quando quel linguaggio ancora non esisteva. Con i suoi video su film trash, la sua comicità caustica ma mai gratuita, il suo modo di rivolgersi direttamente al pubblico con ironia e intelligenza, ha aperto una strada. Ma più ancora dei numeri o dei format, è stato lo stile a contare: uno stile che mescolava passione e artigianalità, cultura pop e spirito critico, gioco e riflessione.
In molti, giustamente, lo considerano il vero “fondatore” di YouTube Italia, non perché abbia messo online il primo video, ma perché è stato il primo a dare alla piattaforma una voce riconoscibile, una grammatica espressiva che altri hanno potuto ereditare, reinterpretare, sfidare. Anche dopo essersi evoluto in contenuti più maturi – dai monologhi sulle ansie quotidiane ai lunghi editoriali sul mondo del web – Yotobi ha mantenuto intatta quella cosa rara che distingue i pionieri: la coerenza. Non ha mai inseguito la viralità a ogni costo, non ha mai sacrificato l’identità per compiacere l’algoritmo. Ha usato YouTube non per diventare famoso, ma per dire qualcosa, e in questo ha mostrato la via.
Nel 2025, YouTube Italia è un ecosistema complesso, pieno di contraddizioni e meraviglie, fatto di voci giovani, professionisti navigati, attivisti, artisti e narratori. Ma ogni volta che un nuovo creator accende la webcam e decide di raccontare la propria visione del mondo, che sia parlando di cinema, di giustizia sociale o del proprio vissuto personale, quel gesto, in qualche modo, porta ancora dentro di sé l’eco lontana di un ragazzo che nel 2006 parlava a una telecamera del perché “Street Fighter – La leggenda” fosse un film orribile.
È da lì che siamo partiti. Ed è grazie a voci come la sua che oggi possiamo dire: YouTube Italia ha una storia. E ne vale la pena raccontarla.






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