Nel vasto e ricchissimo universo narrativo di Dragon Ball, tra alieni dalla forza inimmaginabile, cyborg distruttivi, divinità e guerrieri dalle chiome dorate, c’è una figura che, per costanza, cuore e coraggio, ha sempre rappresentato l’essenza più autentica dell’essere umano: Crilin.
Spesso considerato un comprimario, un personaggio secondario, talvolta persino il “perdente simpatico”, Crilin si è invece rivelato una presenza fondamentale nella crescita narrativa ed emotiva della saga, un personaggio che, pur essendo solo un semplice terrestre, ha saputo lasciare un’impronta profonda, tanto nei personaggi quanto nel pubblico.
Crilin è l’uomo normale in un mondo di dei e mostri. Ed è proprio questa normalità a renderlo straordinario.
Crilin compare per la prima volta in Dragon Ball come piccolo monaco del Tempio di Orin, giunto alla Kame House per allenarsi con il Maestro Muten. Il suo primo incontro con Goku è segnato dalla rivalità: Crilin è competitivo, invidioso della forza naturale del ragazzo con la coda, e pronto a usare ogni trucco per emergere. Ma ben presto questa rivalità si trasforma in una delle amicizie più profonde e sincere di tutta la serie.
Durante il 21° Torneo Tenkaichi, Crilin si dimostra già molto più che un semplice comprimario: è astuto, coraggioso, rapido nell’apprendere. Nonostante venga sconfitto in semifinale da Jackie Chun, Crilin mette in mostra un grande spirito combattivo.
Ma è con la sua morte per mano di Tamburello che Crilin si trasforma da semplice spalla comica a motore narrativo fondamentale. La morte di Crilin segna un punto di svolta cruciale nella saga: è la prima vera tragedia personale di Goku, il primo lutto, l’inizio della presa di coscienza dell’enorme pericolo rappresentato dai nemici che incontrerà da lì in avanti.
Crilin è il primo sacrificio in nome dell’avventura, il primo a mostrare al pubblico che Dragon Ball non sarebbe stata solo una commedia d’avventura, ma una storia in cui si cresce anche attraverso il dolore.
Con l’avanzare della saga, Crilin non si limita a fare da spalla comica: cresce costantemente. Diventa uno dei combattenti umani più forti dell’intera Terra, tanto da guadagnarsi un posto fisso accanto a Goku, Yamcha e Tenshinhan nei tornei.
Durante la saga dei Saiyan, Crilin combatte, protegge, guida, si espone al pericolo, fino a diventare un punto di riferimento per i compagni.
Ma è soprattutto durante la saga di Freezer che Crilin brilla come figura cardine. Nonostante la disparità abissale di forze tra lui e i nemici, non esita mai a rischiare la vita per proteggere Gohan, Bulma e i namecciani. È Crilin a infliggere una ferita profonda alla seconda forma di Freezer con un colpo ben assestato di Kienzan, ed è la sua morte per mano dello stesso Freezer a fungere da detonatore per la leggendaria trasformazione di Goku in Super Saiyan.
Senza Crilin, Goku non sarebbe diventato Super Saiyan in quel momento. Senza Crilin, il mito stesso del Super Saiyan non sarebbe nato.
Ciò che distingue Crilin da tutti gli altri personaggi non è la forza bruta, ma il suo cuore. La sua evoluzione non è legata tanto al potere quanto al carattere: Crilin è il primo a incarnare pienamente l’archetipo dell’eroe che combatte non perché ne ha il dovere o la sete di gloria, ma per proteggere.
Quando, nella saga degli Androidi, Crilin si trova di fronte a C-18, fa una scelta che parla più forte di mille pugni: decide di risparmiarla, guidato da un sentimento umano, profondo, impulsivo e tenero. Questo gesto, apparentemente ingenuo, si rivelerà determinante per il futuro, dato che sarà proprio C-18 a unirsi al gruppo e a diventare parte della famiglia.
Crilin è, ancora una volta, motore narrativo silenzioso, artefice inconsapevole di svolte decisive nella storia.
Dopo la saga di Cell, Crilin si ritira gradualmente dalla scena bellica, ma non dal cuore della storia. Sposa C-18, costruisce una famiglia, e diventa padre di Marron. La sua evoluzione è completa: da piccolo monaco arrogante e insicuro a uomo maturo, responsabile, padre affettuoso.
Questa crescita non è marginale: rappresenta il modello di realizzazione umana più compiuto dell’intero cast. Goku resta legato al combattimento, Vegeta al proprio orgoglio Saiyan, Piccolo al suo isolamento spirituale. Crilin è l’umano che ce l’ha fatta, che ha trovato la felicità non nella guerra, ma nella famiglia e negli affetti.
In Dragon Ball Super, Crilin si riafferma come personaggio fondamentale. La saga del Torneo del Potere lo vede protagonista di un arco di redenzione personale. Nonostante i dubbi, torna ad allenarsi, supera le sue paure, sconfigge nemici temibili con intelligenza e astuzia. Non è più il più forte, ma è indiscutibilmente uno dei più coraggiosi.
Ma è nel film “Dragon Ball Super: Super Hero”, con il combattimento contro Cell Max, che la figura di Crilin torna a brillare in modo inatteso e potente.
Nel caos della battaglia finale contro un nemico devastante, Crilin, nonostante l’enorme disparità di forze, non si tira indietro. Non è un Super Saiyan, non è un Dio, non possiede tecniche distruttive al pari di Gohan o Piccolo. Eppure c’è. Crilin guida le operazioni di salvataggio, supporta i guerrieri, si batte con determinazione, contribuendo in modo cruciale alla vittoria collettiva.
Non è l’eroe del colpo finale, ma è l’eroe senza il quale il colpo finale non sarebbe mai potuto arrivare.
Il suo ruolo è quello che Goku stesso riconosce da sempre: “Non devi essere il più forte per essere il più coraggioso”.
Crilin, più di chiunque altro, incarna ciò che Dragon Ball ha sempre voluto raccontare al di là delle esplosioni, delle trasformazioni e delle battaglie titaniche. In un mondo popolato da guerrieri leggendari, alieni sovrumani e divinità cosmiche, lui rappresenta il volto più autentico dell’umanità: fragile, spaventato, spesso consapevole dei propri limiti, eppure sempre disposto a rialzarsi, a lottare, a mettersi tra il pericolo e chi ama, anche quando tutto sembra perduto.
Senza Crilin, Goku non avrebbe mai conosciuto il dolore capace di risvegliare il Super Saiyan, e forse quel potere sarebbe rimasto solo una leggenda. Senza Crilin, l’incontro con C-18 non sarebbe mai sfociato in amore, e l’umanità intera non avrebbe mai avuto quel piccolo spiraglio di redenzione in mezzo alla guerra contro le macchine. Senza Crilin, i Guerrieri Z avrebbero perso non solo un alleato, ma una coscienza, un contrappeso di calore umano necessario per non smarrire se stessi nella vertigine della potenza.
Lui è l’uomo comune che si è trovato a camminare tra dei e mostri, e che pur consapevole della propria fragilità ha sempre scelto di restare. Non per gloria, non per onore, ma per amore. Amore per i suoi amici, per la sua famiglia, per la vita stessa.
Crilin non è mai stato il più forte.
E forse è proprio questo il segreto più bello di Dragon Ball: che il cuore più piccolo può battere così forte da sostenere il peso dell’universo intero.
Quel cuore, da sempre, è Crilin.






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