Quando si parla di Akira Toriyama, il pensiero corre subito a Dragon Ball, l’opera che ha segnato la storia del fumetto giapponese e ridefinito il concetto stesso di shonen manga. Tuttavia, c’è un volume meno conosciuto che rappresenta, in modo sublime e divertito, tutto il lato più giocoso, meta e irriverente del maestro: Neko Majin.

Pubblicato in un unico volume, Neko Majin è un concentrato puro della creatività toriyamiana, una sorta di parco giochi narrativo in cui l’autore si diverte, sperimenta, scherza con i suoi stessi cliché e, soprattutto, con l’universo narrativo di Dragon Ball. Per chi conosce Toriyama solo per i combattimenti furibondi e le saghe epiche, Neko Majin è un viaggio sorprendente, una dimostrazione che dietro l’impianto spettacolare delle sue opere si nasconde sempre un autore ironico, intelligente e profondamente autoironico.

Neko Majin nasce inizialmente come una raccolta di storie brevi, con protagonisti dei buffi gatti magici chiamati, appunto, Neko Majin. Queste storie sono ambientate in un mondo bizzarro dove tutto può succedere, tra extraterrestri improbabili, venditori ambulanti di stranezze, e poteri magici che sembrano più una scusa per gag esilaranti che strumenti per salvare il mondo.

Ma è con l’arrivo di Neko Majin Z che Toriyama decide di prendere in giro in modo deliziosamente sfacciato proprio Dragon Ball. Z, infatti, è un Neko Majin fan sfegatato di Goku, che non solo pratica le arti marziali, ma ha anche imparato il Kamehameha! Da questo momento in poi, la parodia diventa meta-narrativa, coinvolgendo personaggi canonici come Vegeta, con situazioni esilaranti in cui Toriyama destruttura i suoi stessi archetipi.

Indimenticabile è l’arrivo di Onio, un saiyan grassoccio e ridicolo, che sogna di trasformare la Terra in un resort per ricchi. O ancora meglio, la comparsata di Vegeta, completamente fuori contesto, che si trova a fare i conti con un protagonista che… rompe costantemente la quarta parete e si diverte a ridicolizzarlo. È un Toriyama che non si prende minimamente sul serio e che ci dice, apertamente: “Tranquilli, ragazzi. Anche Dragon Ball, in fondo, era nato per divertirsi.”

Sul fronte grafico, Toriyama è in uno stato di grazia assoluta. Si percepisce che non è sottoposto a nessuna pressione editoriale, non deve correre dietro a scadenze serrate o saghe da concludere: Neko Majin è puro divertissement grafico. Il suo tratto è rotondo, morbido, essenziale, eppure pieno di vita e dinamismo.

I paesaggi sono semplici ma evocativi, pieni di quelle linee pulite che solo Toriyama sa rendere così efficaci. I personaggi sprizzano personalità da ogni poro: i Neko Majin, pur essendo piccoli e paffuti, emanano un carisma unico, una via di mezzo tra l’adorabile e il demenziale.

E quando appaiono personaggi come Vegeta o Creeza, l’effetto è ancora più potente: Toriyama riesce a smontare i simboli della sua stessa epopea epica con un tratto rilassato, come se stesse facendo una caricatura affettuosa dei suoi eroi.

Il cuore pulsante di Neko Majin è l’umorismo. Toriyama si diverte soprattutto a prendere in giro il macho shonen e le aspettative del lettore medio. Le battaglie, invece di essere sequenze epiche, diventano spesso litigi tra sciocchezze e incomprensioni. Le pose eroiche sono subito smorzate da gag demenziali. I villain si rivelano goffi, sciocchi o totalmente inadatti al ruolo.

Ma ciò che rende l’umorismo di Neko Majin davvero speciale è l’amore implicito per i suoi stessi fan. Toriyama non deride mai Dragon Ball con cattiveria: lo fa con la leggerezza di chi conosce perfettamente il materiale, di chi ha contribuito a costruire un mito e ora vuole semplicemente giocarci insieme ai lettori. È un po’ come se un grande chef, dopo aver preparato piatti stellati, decidesse di cucinare una sera con gli amici preparando panini e risate, consapevole però di essere sempre il migliore anche in quello.

Neko Majin non è solo un’opera secondaria per i completisti di Toriyama. È un volume che andrebbe consigliato a chiunque abbia amato Dragon Ball, perché permette di vedere l’altro lato del suo autore: quello libero, sfrontato, capace di prendersi in giro e ridere con il pubblico.

In un mondo dove molte opere tendono a prendersi troppo sul serio o a incatenarsi alla logica del fan service pedissequo, Neko Majin è un atto di ribellione gentile, un invito a ricordarsi che i manga nascono prima di tutto per divertire, per intrattenere, per fare ridere anche gli stessi autori che li creano.

E poi… c’è Vegeta umiliato da un gatto grasso. Onestamente, serve davvero altro?

Se Akira Toriyama fosse un musicista, Dragon Ball sarebbe la sua sinfonia titanica, Dr. Slump la sua commedia surreale, e Neko Majin la jam session improvvisata con vecchi amici. Non un’opera minore, ma un’opera libera. E proprio per questo ancora più preziosa.

Se non l’avete mai letto, procuratevelo. Se l’avete letto anni fa, rileggetelo. E ricordatevi di ridere insieme a Toriyama. Perché, sotto sotto, ci sta dicendo che anche i super guerrieri con i capelli dorati non sono altro che… un magnifico scherzo.

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