Steven Universe, creata da Rebecca Sugar e prodotta da Cartoon Network, non è solo una serie animata rivoluzionaria per i temi trattati e per il modo in cui li affronta, ma anche una delle opere più raffinate e profonde a livello musicale dell’animazione contemporanea. Fin dal primo episodio, la musica ha giocato un ruolo centrale non soltanto come colonna sonora d’accompagnamento, ma come vero e proprio veicolo narrativo, uno strumento attraverso cui esprimere sentimenti, rivelare conflitti interiori e trasmettere messaggi carichi di significato.

La musica in Steven Universe non è mai gratuita. Ogni canzone è integrata nel flusso narrativo, spesso inserita in momenti chiave di svolta emotiva o trasformazione personale. Si tratta di un linguaggio dentro il linguaggio, una voce che riesce a dire ciò che i personaggi non riescono a esprimere con le parole. Rebecca Sugar, la mente creativa dietro molte delle canzoni della serie, è riuscita a portare la propria sensibilità musicale – profondamente influenzata da cantautori acustici, musical teatrali e sonorità rétro – a servizio di una narrazione delicata e potente, capace di parlare a tutte le età.

Lo stile musicale della serie è incredibilmente variegato. Si passa da ballate acustiche e intime a brani pop vibranti, da sonorità elettroniche a armonie jazzate, fino ad arrivare a vere e proprie composizioni orchestrali nei momenti più solenni. Ogni personaggio sembra avere il proprio linguaggio musicale, una firma sonora che ne riflette la personalità e il percorso emotivo. La fusione di generi e strumenti, unita a una scrittura sempre sincera e profonda, rende ogni brano memorabile e perfettamente coerente con il mondo immaginifico di Steven.

Tra le canzoni che più hanno lasciato il segno, non si può non citare “Stronger Than You”, interpretata da Garnet (con la voce straordinaria della cantante Estelle). Questo brano è diventato un vero e proprio inno alla forza dell’amore e alla dignità dell’identità queer. Altrettanto iconica è “It’s Over, Isn’t It?”, struggente confessione di Pearl sul suo amore perduto per Rose Quartz. La serie è anche piena di brani leggeri, dolci o umoristici, che tuttavia non sono mai superficiali: ogni nota ha uno scopo, ogni parola ha un peso.

Un esempio straordinario di questa profondità musicale è la canzone “Here Comes a Thought”, una delle composizioni più raffinate e significative dell’intera serie. Interpretata da Garnet e Stevonnie (la fusione di Steven e Connie), questa canzone affronta con estrema delicatezza il tema della salute mentale. Il brano si presenta come una meditazione guidata, con un ritmo lento e avvolgente, costruito su arpeggi minimali e armonie sussurrate. Il testo esplora il concetto di consapevolezza e accettazione dei propri pensieri, anche quelli più oscuri o dolorosi.

Il significato profondo di “Here Comes a Thought” risiede nella sua capacità di insegnare, attraverso la musica, l’importanza della mindfulness. La frase chiave, “It’s okay, it’s okay, it’s okay, it’s okay / I got nothing, got nothing, got nothing, got nothing to fear,” è un vero e proprio mantra per calmare l’ansia. La canzone ci invita a riconoscere i pensieri che ci disturbano, a non identificarci con essi, e a lasciarli scorrere senza giudicarli. Il verso “You were wrong, but you were trying to do what you thought was best” racchiude un messaggio di empatia radicale, riconoscendo la complessità umana e la difficoltà del perdono, soprattutto verso sé stessi. È un inno alla gentilezza interiore, alla capacità di fermarsi e respirare, anche quando il mondo interno sembra crollare. È straordinario che una serie animata riesca a veicolare un messaggio così potente e terapeutico, e lo faccia attraverso una composizione tanto armoniosa quanto vulnerabile.

Un altro esempio di poesia musicale che si fonde con la narrazione è “It’s Over, Isn’t It?”, cantata da Pearl in un momento di solitudine e dolore. Questa ballata struggente, ambientata in un contesto notturno e silenzioso, è una confessione d’amore non corrisposto, un’esplorazione del lutto, della gelosia e dell’identità. Pearl, rimasta ancorata al ricordo di Rose Quartz, si confronta con la perdita e con l’amore di Steven – che rappresenta la continuità di Rose – e canta una domanda senza risposta: “Was she worth it? Did I really stand a chance?”

La canzone è intrisa di teatralità, con una melodia che richiama i classici del musical americano, ma anche di una sincerità disarmante. Pearl, solitamente composta e razionale, si lascia andare qui a un’esplosione di emozioni represse. “I was fine with the men / Who would come into her life now and again,” è una frase che tradisce un dolore profondamente umano, quello di sentirsi sempre messi da parte, mai scelti del tutto. Il titolo stesso – “It’s over, isn’t it?” – è una domanda retorica che Pearl continua a porsi senza accettare veramente la risposta. È un brano che parla della difficoltà di lasciar andare, del senso di inadeguatezza che può nascere dall’amore, ma anche della bellezza intrinseca della vulnerabilità.

Oltre alle canzoni vocali, Steven Universe vanta una colonna sonora strumentale di altissimo livello, composta principalmente dal duo Aivi & Surasshu. La loro abilità nel creare motivi ricorrenti, leitmotiv per ogni personaggio, e atmosfere che si fondono con la narrazione visiva, contribuisce a rendere la serie un’opera completa. Il lavoro sulla sonorizzazione è quasi sinfonico: ogni episodio è accompagnato da motivi tematici che si trasformano, si mescolano e si evolvono assieme ai protagonisti.

In particolare, l’uso musicale delle Fusioni rappresenta una delle intuizioni più brillanti di tutto il progetto. Le Fusioni non sono solo un espediente narrativo o visivo, ma una vera e propria metafora musicale: due (o più) personalità che si fondono danno origine a un nuovo essere con una nuova voce, un nuovo stile, una nuova armonia. Ogni fusione ha un proprio brano musicale, che spesso riflette le tensioni o l’armonia tra le parti coinvolte. Le Fusioni, in musica, diventano una forma di poesia incarnata.

Nel 2019, con l’uscita del film Steven Universe: The Movie, la serie ha raggiunto uno dei suoi apici musicali. Il film è concepito come un vero e proprio musical moderno, con canzoni che raccontano l’intero arco narrativo dei personaggi. Brani come “Change” segnano la maturazione definitiva di Steven, il suo desiderio di trasformare sé stesso e il mondo attorno a lui senza ripetere gli errori del passato.

L’impatto culturale della musica di Steven Universe è stato enorme. Le canzoni hanno trovato eco nella comunità LGBTQ+, in quella neurodivergente e tra chiunque abbia trovato in questa serie uno spazio sicuro e accogliente. Cover, remix, concerti dal vivo e pubblicazioni digitali hanno reso questo universo musicale vivo ben oltre la sua trasmissione televisiva.

In conclusione, la musica di Steven Universe non è semplicemente un accompagnamento alla storia: è la storia stessa. È il cuore della serie, il suo respiro, la sua anima. Attraverso melodie dolci o potenti, testi profondi e composizioni brillanti, Steven Universe ci ricorda che cantare può essere un atto di guarigione, di rivoluzione e di amore. È una serie che ci insegna che possiamo essere fragili e forti al tempo stesso, che la musica può dire ciò che non riusciamo a dire a parole, e che ogni pensiero, anche quello più oscuro, può essere accolto con tenerezza.

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