Nel Giappone degli anni Ottanta, il mondo dell’intrattenimento per ragazzi viveva un’epoca d’oro. Anime e manga si intrecciavano sempre più con il marketing e il merchandising, dando vita a un universo transmediale dove il successo editoriale era spesso legato a doppio filo con la vendita di giocattoli. In questo contesto, Bandai, colosso del giocattolo nipponico, cercava un nuovo concept che potesse replicare il successo delle sue linee ispirate ai robot giganti e a Gundam.
Fu allora che entrò in scena Masami Kurumada, un mangaka già conosciuto per serie come Ring ni Kakero, incentrata su giovani pugili. Kurumada, appassionato di mitologia greca e astrologia, ebbe un’intuizione geniale: fondere l’iconografia delle costellazioni con il pathos della tragedia greca, il tutto mediato attraverso la lente dello shōnen classico. L’idea di base era semplice ma potente: guerrieri sacri, legati ognuno a una costellazione, che combattono per proteggere la reincarnazione della dea Atena e l’equilibrio cosmico.
Così nacque Saint Seiya, che debuttò nel gennaio 1986 sulle pagine della rivista Weekly Shōnen Jump, la stessa che ospitava colossi come Dragon Ball e Hokuto no Ken. Il primo capitolo presentava Seiya, un ragazzo testardo e determinato, appena tornato dalla Grecia con l’armatura di Pegasus, pronto a partecipare a un torneo tra Cavalieri per ritrovare sua sorella. Dietro quella trama iniziale, apparentemente semplice, si nascondeva una struttura narrativa destinata a diventare un’epopea.
L’estetica del manga si distingueva per le armature scintillanti e i colpi dai nomi altisonanti (il celebre “Fulmine di Pegasus” è ancora oggi uno dei più ricordati), ma anche per un senso del sacrificio e del dolore raramente esplorato con tanta intensità in un fumetto per ragazzi. I Cavalieri combattevano spesso oltre i limiti umani, sopportando ferite mortali per proteggere l’umanità. Kurumada, ispirandosi al concetto nipponico di yamato-damashii (lo spirito del guerriero giapponese), volle imprimere nel DNA della serie un’epica morale che andasse oltre il semplice combattimento.
Il successo iniziale del manga spinse rapidamente Toei Animation ad avviare una versione animata. L’anime di Saint Seiya debuttò nell’ottobre del 1986 su TV Asahi e fu subito un trionfo. Gli animatori seppero valorizzare i disegni di Kurumada, con un tratto più raffinato, una regia dinamica e soprattutto una colonna sonora maestosa composta da Seiji Yokoyama, che trasformò ogni combattimento in un’opera teatrale degna del miglior dramma classico.
Una scelta cruciale fu introdurre una saga originale, quella di Asgard, tra le due già presenti nel manga (Santuario e Poseidone), per dare tempo a Kurumada di proseguire la narrazione. L’arco narrativo di Asgard, pur non canonico, è oggi ricordato con grande affetto dai fan per i suoi personaggi tragici e affascinanti, come Hilda di Polaris e il tormentato Siegfried di Dubhe.
Ma fu la saga del Santuario, con le iconiche Dodici Case, a consacrare definitivamente Saint Seiya. L’idea di far combattere i protagonisti contro i dodici Cavalieri d’Oro, ognuno legato a un segno zodiacale, in una corsa contro il tempo per salvare Atena, trasformò la serie in un fenomeno. Ogni Cavaliere d’Oro aveva una personalità sfaccettata: da Aiolia del Leone, leale e impetuoso, a Saga dei Gemelli, tormentato dalla doppia personalità. In Giappone, ma anche all’estero, i bambini iniziarono ad identificarsi con il proprio segno zodiacale attraverso questi personaggi.
Quando Saint Seiya arrivò in Europa e in America Latina alla fine degli anni ’80, il successo fu travolgente. In Italia, i Cavalieri approdarono prima su reti locali come Odeon TV e Italia 7, prima di essere rilanciati da Mediaset. I nomi vennero modificati per il pubblico italiano: Seiya divenne Pegasus, Shiryū fu ribattezzato Sirio, Hyōga divenne Cristal. La sigla italiana, cantata da Massimo Dorati e incisa dalla mitica Five Record, divenne un cult a sua volta. Il merchandising, soprattutto le action figure prodotte da Bandai, conosciute come Cavalieri con Armatura, riempì i negozi di giocattoli. Ogni figure aveva una corazza smontabile che si poteva ricomporre nella forma della costellazione, un’idea geniale che aumentava l’immaginazione e la giocabilità.
Un aneddoto curioso riguarda proprio le figure Myth Cloth: in molti paesi, tra cui l’Italia, i pezzi delle armature erano talmente piccoli da andare persi con facilità. C’era chi si inventava rituali casalinghi per “evocare” i pezzi scomparsi, oppure si scambiavano armature incomplete durante le ricreazioni scolastiche.
Quando l’anime terminò nel 1989 con la saga di Poseidone, lasciando incompiuta la battaglia contro Hades, molti fan rimasero con l’amaro in bocca. Ma l’amore per la serie non si spense, anzi: nei primi anni 2000, complice la diffusione del web e delle ristampe del manga, la domanda per una conclusione ufficiale aumentò a dismisura.
Nel 2002, Toei rispose realizzando una serie di OAV dedicati alla saga di Hades. Il primo arco, ambientato nuovamente al Santuario, fu accolto con entusiasmo. Gli episodi successivi, ambientati nell’Inferno e nei Campi Elisi, subirono qualche problema produttivo, ma permisero comunque ai fan di vedere finalmente la conclusione dell’opera originale.
I toni più cupi, le tematiche esistenziali e la qualità tecnica altalenante divisero il pubblico. Tuttavia, la saga di Hades segnò la rinascita del franchise. In quegli anni uscirono anche numerosi videogiochi, tra cui Saint Seiya: The Sanctuary per PlayStation 2, che permise ai giocatori di rivivere in prima persona le battaglie delle Dodici Case.
Nel 2006, Kurumada lanciò Saint Seiya: Next Dimension, un sequel ufficiale che funge anche da prequel, ambientato durante la Guerra Sacra del XVIII secolo. Disegnato personalmente dall’autore, il manga presenta uno stile pittorico più raffinato, ma viene pubblicato in modo irregolare, con lunghi periodi di pausa tra un volume e l’altro.
Contemporaneamente, Shiori Teshirogi diede vita a Saint Seiya: The Lost Canvas, ambientato nello stesso periodo di Next Dimension ma con un cast e una narrazione completamente nuovi. Il protagonista è Tenma di Pegasus, reincarnazione passata dell’eroe moderno, e il suo legame con Alone, la reincarnazione di Hades. La versione anime di Lost Canvas, uscita tra il 2009 e il 2011, conquistò molti fan per il suo stile moderno e i toni maturi, ma venne interrotta prematuramente a causa di problemi di produzione.
Negli anni successivi sono usciti anche Saintia Shō, con protagoniste femminili, e Episode G, dedicato ai Cavalieri d’Oro. Questi spin-off hanno espanso il mondo di Saint Seiya, talvolta entrando in contraddizione con la continuità originale, ma arricchendone comunque il fascino e la mitologia.
Negli ultimi anni, il brand ha vissuto una nuova ondata di rinnovamento, con alterne fortune. Nel 2019 Netflix ha distribuito Knights of the Zodiac: Saint Seiya, un remake in CGI che ha diviso il pubblico. Molti criticarono la scelta di modernizzare eccessivamente la trama, rendendola più occidentale, e il design 3D non convinse i puristi. In particolare, la trasformazione di Shun in un personaggio femminile sollevò discussioni sull’identità di genere e sulla rappresentazione originale del personaggio.
Nel 2023 è arrivato anche il film live-action prodotto da Toei e distribuito da Sony, con un cast internazionale e una produzione hollywoodiana. Tuttavia, Knights of the Zodiac fu un flop al botteghino. Nonostante gli sforzi produttivi, il film non riuscì a catturare lo spirito della serie, né a soddisfare il pubblico moderno né quello nostalgico.
Nel frattempo, il franchise ha continuato a prosperare nel mondo del collezionismo. La linea Myth Cloth EX è ancora oggi tra le più ambite da appassionati e collezionisti, con armature sempre più dettagliate e fedeli all’anime. Il gioco mobile Saint Seiya: Awakening ha riportato i Cavalieri su smartphone, con grande successo soprattutto in Brasile, Messico e Cina, dove il brand è particolarmente forte.
Oggi Saint Seiya è un mito intergenerazionale. Non è soltanto una serie animata o un fumetto, ma una vera e propria mitologia popolare. I valori incarnati dai Cavalieri – coraggio, sacrificio, lealtà, amore per la giustizia – continuano a ispirare migliaia di persone, che si ritrovano in convention, gruppi online e fanart per celebrare le gesta di Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki.
Il futuro del franchise sembra ancora aperto. Kurumada continua a pubblicare nuovi capitoli di Next Dimension, e nuove produzioni anime sembrano all’orizzonte. I Cavalieri dello Zodiaco, nati come giocattoli e fumetti, si sono trasformati in archetipi moderni, cavalcando le costellazioni della memoria collettiva come eroi immortali del nostro immaginario.






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