Nel vasto panorama del manga giapponese, poche opere possono vantare l’originalità e l’influenza di Le Bizzarre Avventure di JoJo, il capolavoro di Hirohiko Araki. Il primo arco narrativo, Phantom Blood, pubblicato tra il 1987 e il 1988, getta le basi di un’epopea che avrebbe rivoluzionato il genere shōnen, introducendo uno stile artistico audace, un uso innovativo della narrazione e un’estetica destinata a evolversi nel tempo.

La genesi di Phantom Blood si colloca in un periodo in cui il mercato dei manga d’azione era dominato da opere che esaltavano la forza fisica e il combattimento. Araki, ispirato dalla tradizione letteraria occidentale e dal cinema horror gotico, concepì una storia che mescolava elementi del romanzo di formazione con l’orrore sovrannaturale. La trama ruota attorno alla rivalità tra Jonathan Joestar e Dio Brando, un conflitto che trascende il semplice scontro tra protagonisti e antagonisti, diventando un simbolo della lotta tra bene e male.

Jonathan Joestar, giovane aristocratico britannico, incarna gli ideali di nobiltà e giustizia, mentre Dio Brando rappresenta l’ambizione e la malvagità più pura. Il loro rapporto, inizialmente segnato dalla rivalità adolescenziale, si trasforma in una guerra aperta quando Dio acquisisce il potere della Maschera di Pietra, un artefatto misterioso in grado di trasformarlo in un vampiro dotato di forza sovrumana. Questa svolta narrativa segna un cambio di tono nella storia, che da romanzo di formazione si tramuta in una lotta disperata contro un nemico apparentemente invincibile. L’ambientazione ottocentesca, ispirata ai romanzi gotici inglesi, contribuisce a creare un’atmosfera carica di tensione e mistero, arricchita da dettagli architettonici e paesaggi che evocano le suggestioni delle opere di Mary Shelley e Bram Stoker.

L’opera esplora tematiche profonde, tra cui la contrapposizione tra destino e volontà individuale. Jonathan, nonostante le difficoltà e le tragedie che lo colpiscono, si erge a simbolo di resilienza, opponendosi con tutte le sue forze a un fato avverso. Dio, al contrario, rappresenta l’archetipo dell’individuo che cerca di piegare il destino ai propri scopi, senza curarsi delle conseguenze morali delle proprie azioni. La loro battaglia non è solo fisica, ma anche filosofica, un contrasto tra due visioni opposte del mondo. Questo dualismo si riflette anche nel modo in cui combattono: Jonathan fa uso della tecnica dell’Hamon, un’arte marziale basata sulla respirazione, che incarna la disciplina e la purezza d’animo; Dio, invece, sfrutta i suoi poteri vampirici per dominare e distruggere senza remore, dimostrando un disprezzo totale per la vita umana.

Dal punto di vista artistico, Phantom Blood si distingue per l’uso espressivo delle pose dei personaggi, un elemento che diventerà un marchio di fabbrica della serie. Il tratto iniziale di Araki, ancora influenzato dai canoni estetici degli anni ’80, mostra una muscolatura esasperata e un’attenzione meticolosa ai dettagli anatomici. Con il passare degli anni, questo stile evolverà, abbracciando influenze più eleganti e raffinate, ma già in questo primo arco si percepisce la volontà dell’autore di sperimentare con le forme e le prospettive. Le scene d’azione, sebbene meno elaborate rispetto ai capitoli successivi, presentano già una regia dinamica e un sapiente utilizzo del chiaroscuro, elementi che contribuiscono a rendere ogni combattimento visivamente impattante e drammaticamente coinvolgente.

L’impatto di Phantom Blood sul pubblico fu inizialmente moderato, soprattutto se paragonato al successo dei successivi archi narrativi. Tuttavia, con il tempo, la saga è stata rivalutata, riconosciuta come il fondamento su cui si basano le intricate trame future. L’adattamento anime, uscito nel 2012, ha contribuito a riscoprire questa prima parte dell’opera, permettendo a un nuovo pubblico di apprezzarne le atmosfere gotiche e la drammaticità della narrazione. L’anime, con il suo comparto visivo curato e la colonna sonora epica, ha amplificato il pathos delle scene più iconiche, come il confronto finale tra Jonathan e Dio a bordo della nave in fiamme, rendendolo uno dei momenti più memorabili dell’intera serie.

Il valore di Phantom Blood risiede nella sua capacità di raccontare una storia che, pur nella sua apparente semplicità, racchiude i semi di un universo narrativo che avrebbe continuato a espandersi in modi imprevedibili. La rivalità tra Jonathan e Dio non è solo il punto di partenza di una saga, ma un momento emblematico che definisce l’intera filosofia di Le Bizzarre Avventure di JoJo: un racconto di eredità, sacrificio e lotta contro il male, destinato a lasciare un’impronta indelebile nella storia del manga. Il successo della serie non si limita al solo Giappone, ma ha conquistato anche il pubblico internazionale, grazie a traduzioni, adattamenti e un fandom sempre più appassionato. La forza di Phantom Blood risiede nella sua capacità di rimanere attuale, nonostante gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione, dimostrando che le grandi storie non smettono mai di affascinare e ispirare.

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