La saga originale de Il Pianeta delle Scimmie (Planet of the Apes) rappresenta una delle opere più affascinanti e significative della fantascienza cinematografica. Basata sul romanzo La Planète des singes (1963) dello scrittore francese Pierre Boulle, la serie ha influenzato profondamente il genere, offrendo una critica socio-politica sotto forma di racconto distopico. Il primo film della saga uscì nel 1968 e diede inizio a un ciclo di pellicole che si sviluppò fino al 1973, raccontando la progressiva decadenza della civiltà umana e l’ascesa delle scimmie come nuova specie dominante sulla Terra.
Uno dei temi fondamentali della saga è la decadenza dell’umanità e la sua sostituzione da parte delle scimmie. Nel primo film, il protagonista, l’astronauta George Taylor, scopre con orrore che il pianeta dominato dalle scimmie non è altro che una Terra post-apocalittica. Questa rivelazione serve a mettere in guardia contro l’autodistruzione della civiltà umana a causa della guerra e dell’uso irresponsabile della tecnologia. La società umana è stata annientata da un evento catastrofico, lasciando il posto a una nuova civiltà dominata da esseri prima considerati inferiori. Il film riesce a trasmettere con grande impatto visivo e narrativo un messaggio forte sul destino dell’uomo, sull’arroganza della specie e sulla sua incapacità di prevenire il proprio annientamento.
Un altro tema centrale è il conflitto tra le scimmie e gli umani, che rappresenta un’allegoria delle discriminazioni sociali. La società delle scimmie è strutturata in classi rigide e immutabili, con gli oranghi che rappresentano la classe dirigente e religiosa, i gorilla che incarnano il potere militare e gli scimpanzé che si dedicano alla scienza e alla cultura. Gli umani, d’altro canto, sono ridotti allo stato di creature selvagge, incapaci di parlare e completamente prive di diritti. Questa struttura gerarchica riflette le disuguaglianze razziali e sociali presenti nel mondo reale, specialmente nel contesto storico degli anni ’60 e ’70, epoca in cui i movimenti per i diritti civili stavano scuotendo profondamente gli Stati Uniti e altre parti del mondo. La condizione degli umani nella saga rappresenta quindi una chiara critica alle società in cui la segregazione e la discriminazione sono la norma.
Nel corso della saga, il focus si sposta progressivamente sulla rivolta delle scimmie contro gli umani. In particolare, nel film 1999: Conquista della Terra, la narrazione si incentra su Cesare, figlio di Cornelius e Zira, il quale diventa il leader di una rivoluzione contro gli umani oppressori. La storia si sviluppa in un contesto in cui gli umani, ormai al tramonto del loro potere, cercano disperatamente di mantenere il controllo, mentre le scimmie iniziano a prendere coscienza della loro forza e del loro potenziale di ribellione. Il film richiama in modo evidente le lotte per i diritti civili e la ribellione contro il colonialismo, mostrando come il cambiamento sia inevitabile quando un popolo oppresso prende coscienza della propria condizione e decide di agire per sovvertire l’ordine costituito.
Un altro elemento ricorrente nella saga è la paura e il sospetto nei confronti di chi è diverso. Gli umani del futuro vedono le scimmie come una minaccia e viceversa. Questa diffidenza reciproca riflette il clima di tensione della Guerra Fredda, in cui il timore di un conflitto tra civiltà diverse era un pensiero costante nelle menti delle persone. I personaggi dei film sono spesso mossi da pregiudizi e da un’innata diffidenza che impedisce loro di collaborare, rendendo ancor più difficile la costruzione di una convivenza pacifica. Il messaggio della saga sembra essere chiaro: la paura dell’altro porta inevitabilmente al conflitto e alla distruzione, mentre solo il superamento di tali barriere può garantire la sopravvivenza di una società.
La religione gioca un ruolo cruciale nella società delle scimmie. Nel primo film, gli oranghi usano la religione per giustificare il loro dominio sugli umani e per censurare le scoperte scientifiche. Il dottor Zaius, ad esempio, è sia un capo religioso che un’autorità scientifica, ma il suo ruolo non è quello di promuovere la conoscenza bensì di sopprimerla quando potrebbe minacciare l’ordine costituito. La saga critica apertamente il dogmatismo religioso e il rifiuto della scienza quando essa diventa una minaccia per il potere dominante. Questo tema rimane di grande attualità, in quanto la scienza e la religione continuano a scontrarsi in molteplici ambiti, con la conoscenza scientifica spesso ostacolata da credenze radicate e istituzioni conservatrici.
Nel corso della saga, il concetto di identità diventa centrale. Gli umani sono ridotti a esseri primitivi privi di memoria storica, mentre le scimmie riscrivono la storia per giustificare la loro supremazia. Questo tema solleva domande sull’importanza della memoria collettiva e sulla manipolazione della storia da parte del potere dominante. La riscrittura del passato diventa uno strumento di controllo e di legittimazione del dominio di una specie sull’altra. Così come nella realtà, anche nel mondo di Il Pianeta delle Scimmie la storia viene plasmata da chi detiene il potere, e la verità rischia di essere occultata per servire interessi politici e ideologici.
Un altro tema affrontato nella saga riguarda la responsabilità degli scienziati nel loro rapporto con il potere e con la società. Gli scienziati giocano un ruolo cruciale, sia come alleati del progresso che come strumenti di controllo. Zira e Cornelius, gli scimpanzé scienziati, cercano di scoprire la verità e di promuovere il cambiamento, ma si scontrano con la rigidità del sistema. Il dottor Zaius, invece, usa la scienza come mezzo per mantenere l’ordine costituito, dimostrando come la conoscenza possa essere utilizzata sia per illuminare che per opprimere. Il dibattito sulla responsabilità della scienza e degli scienziati è oggi più attuale che mai, con questioni che spaziano dall’intelligenza artificiale alla bioetica e all’uso delle nuove tecnologie.
La saga originale de Il Pianeta delle Scimmie è molto più di una semplice serie di film di fantascienza. Attraverso le sue allegorie e metafore, esplora questioni fondamentali come il declino della civiltà, il razzismo, la rivoluzione, la paura del diverso, il dogmatismo religioso, l’identità e la memoria storica, e la responsabilità scientifica. Il suo messaggio rimane potente e attuale, ispirando nuove interpretazioni e adattamenti che rielaborano questi temi per il pubblico contemporaneo.






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