Sharknado, il fenomeno cinematografico che ha ridefinito il concetto di trash moderno, è diventato un pilastro della cultura pop grazie al suo approccio volutamente assurdo e spettacolare. Il primo capitolo della saga, rilasciato nel 2013, ha trasformato The Asylum, una casa di produzione già nota per i suoi film a basso budget, in un nome di culto del cinema di serie B. Ma come si è arrivati a questo fenomeno? E qual è stato l’impatto del primo capitolo di Sharknado sul panorama cinematografico e culturale?
Fondata nel 1997 da David Michael Latt, David Rimawi e Sherri Strain, The Asylum è nata come una piccola casa di produzione focalizzata su film horror e thriller a basso budget. Per i primi anni, si è distinta per il suo approccio diretto al mercato home video, evitando la distribuzione cinematografica tradizionale.
Tuttavia, è con l’introduzione dei cosiddetti “mockbuster” che The Asylum ha trovato il suo vero marchio di fabbrica. I mockbuster sono film che sfruttano l’uscita di blockbuster famosi con titoli e trame simili, ma con budget infinitamente inferiori. Esempi celebri includono “Transmorphers” (ispirato a “Transformers”) e “Snakes on a Train” (una chiara parodia di “Snakes on a Plane”). Questo approccio ha permesso alla casa di produzione di guadagnare notorietà e profitto, ma ha anche attirato critiche per il suo modello altamente derivativo.
Nel 2012, The Asylum e il canale televisivo Syfy, già collaboratori su vari film a basso budget, iniziarono a sviluppare un progetto che doveva superare ogni limite di plausibilità narrativa. Il concetto di base di Sharknado – un tornado che trasporta squali vivi nelle città, seminando caos e distruzione – era tanto assurdo da sembrare una scommessa persa in partenza. Ma proprio questa idea fuori dagli schemi è stata la chiave del suo successo.
Il regista Anthony C. Ferrante e lo sceneggiatore Thunder Levin abbracciarono completamente l’assurdità della premessa, puntando su un mix di effetti speciali grezzi, recitazione sopra le righe e momenti volutamente ridicoli. Il casting di Ian Ziering (già noto per “Beverly Hills, 90210”) e Tara Reid come protagonisti aggiunse un ulteriore elemento di ironia, poiché la loro presenza attirò tanto nostalgici quanto nuovi spettatori.
Sharknado è stato trasmesso per la prima volta su Syfy l’11 luglio 2013. Nonostante aspettative inizialmente basse, il film divenne immediatamente un fenomeno sui social media. L’assurdità delle scene – squali che piovono dal cielo, catene usate come armi, dialoghi improbabili – scatenò una valanga di tweet e meme.
La trama, sebbene semplice, è perfettamente in linea con il tono del film. Fin Shepard (Ian Ziering), un ex surfista diventato proprietario di un bar a Los Angeles, deve salvare la sua famiglia quando un tornado trasporta squali famelici sulla città. Tra sequenze di fuga, salvataggi improbabili e azioni eroiche al limite dell’assurdo, Sharknado riesce a intrattenere proprio perché non si prende mai sul serio. Le scene clou del film includono momenti iconici come l’uso di una motosega per uccidere uno squalo in volo o la lotta contro i predatori marini su strade allagate. Ogni sequenza è costruita per stupire, far ridere e lasciare gli spettatori a bocca aperta, sospesi tra incredulità e divertimento.
La forza di Sharknado non risiede nei numeri del suo budget o nella qualità tecnica, ma nell’abilità di sfruttare il potenziale virale del trash. Il film è diventato un evento mediatico, con celebrità, giornalisti e utenti comuni che commentavano le sue scene surreali in tempo reale su Twitter. La tag-line “Enough said!” catturava perfettamente l’essenza del film: un prodotto che non aveva bisogno di spiegazioni. In pochi giorni, Sharknado si era trasformato in un cult. Il suo successo ha spinto The Asylum a produrre numerosi sequel, ciascuno più ambizioso e stravagante del precedente. I successivi capitoli hanno portato gli spettatori in ambientazioni sempre più improbabili, dal Colosseo di Roma allo spazio, consolidando il marchio come sinonimo di intrattenimento surreale.
Il film ha anche influenzato il modo in cui i media e il pubblico percepiscono il trash. Sharknado ha dimostrato che il trash, se ben calibrato, può diventare un prodotto di successo, attirando non solo critiche ma anche un seguito di fan appassionati. Ha aperto la strada a una nuova ondata di film volutamente esagerati e autoironici, ridefinendo il concetto di cult movie nel XXI secolo.
L’impatto di “Sharknado” è stato amplificato dai social media, che hanno giocato un ruolo cruciale nel trasformare il film in un evento globale. Durante la sua prima trasmissione, gli hashtag correlati al film sono diventati trend mondiali su Twitter. Personaggi pubblici e star di Hollywood hanno contribuito alla conversazione, rendendo Sharknado un argomento di discussione popolare anche al di fuori della nicchia del cinema trash. I fan hanno creato merchandising non ufficiale, fan art e persino parodie, espandendo ulteriormente l’universo del film. Inoltre, il successo di Sharknado ha ispirato una serie di cameo da parte di celebrità nei sequel, contribuendo a mantenere alta l’attenzione mediatica sulla saga.
Il primo capitolo di Sharknado rappresenta un punto di svolta nella storia del cinema trash e del fenomeno mediatico. Ha trasformato The Asylum da semplice casa di produzione di mockbuster a un nome iconico per gli amanti del bizzarro e dell’improbabile. Con il suo mix di umorismo, azione e assurdità, Sharknado ha ridefinito i confini di ciò che un film di serie B può raggiungere, dimostrando che, a volte, il trash può essere un’arte. E mentre molti possono ridere del concetto di squali volanti, non si può negare che Sharknado abbia catturato l’immaginazione di milioni di persone, creando un fenomeno che continuerà a essere ricordato come un trionfo del cinema fuori dagli schemi.






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